5 maggio 1862: nascono le Poste Italiane

Con l’Unità d’Italia ci furono da risolvere tutti i problemi di unificazione dei servizi. L’impostazione fu quella delle Poste di Sardegna ovvero quella che i Savoia avevano adottato nel loro Regno e il 5 maggio 1862 nacquero la Poste Italiane.

Le poste furono organizzate come un servizio pubblico, con la conseguente offerta dei servizi su tutto il territorio nazionale. La tariffa unica fu introdotta attraverso il francobollo. La norma del 1862 raccolse e regolò le modalità di raccolta, smistamento, trasporto e distribuzione degli invii postali. Istituì i servizi di raccomandate, assicurate, ricevute di ritorno e vaglia postali. Nel 1889, con un regio decreto, nacque il Ministero delle poste e dei Telegrafi incaricato di dotare l’Italia di una rete di uffici per inoltrare e ricevere posta, anche telegrafica. Si effettuavano e ricevevano chiamate telefoniche e si facevano operazioni finanziarie.

La Prima Guerra mondiale: enorme laboratorio di scrittura

Nella desolazione della trincea l’unico conforto era la scrittura. La lettera, questo esiguo “spazio” di carta era l’unico “luogo” dove potersi rifugiare per ritrovare “casa”. La penna o la matita erano l’unico strumento per trasferire la propria anima dal fronte alle mani dei propri cari, in attesa perenne di notizie. Un fiume di carta si riversò dalle montagne al resto della Penisola. Dentro ad ogni lettera viaggiavano speranze e paure e gli occhi che leggevano battevano all’unisono con quelli che avevano scritto. Scrivere era un modo per non morire. E se da un lato lo scopo dell’addestramento alla guerra era l’annientamento dei ricordi, della memoria di casa e della vita precedente, dall’altro la scrittura riannodava quel legame necessario, ribadiva l’esistenza del soldato.

Il Fascismo investe sulla comunicazione

Con l’avvento del Fascismo nel 1924, il Ministero delle Poste e dei Telegrafi divenne Ministero delle Comunicazioni e divenne un importante centro di potere. Benito Mussolini, capo del governo, capì che investire sulla comunicazione avrebbe aiutato la propaganda ed il controllo sui cittadini. La stampa e i nuovi mezzi di comunicazione di massa come la radio e il cinema giocarono un ruolo determinante nella fascistizzazione della società. Su tutto il territorio nazionale operò rigorosa la censura.

Nel 1924 furono introdotti anche i “buoni fruttiferi postali”, obbligazioni emesse dalla Cassa Depositi e Prestiti che ebbero successo in quanto erano distribuite in tutti gli uffici postali. Il 23 aprile del 1925, le attività passano dal Ministero delle Comunicazioni alla nuova Azienda Autonoma delle Poste e dei Telegrafi.Con lo sviluppo della telefonia e della radiofonia il ministero inglobò l’Azienda di Stato per i servizi telefonici e la nascente EIAR (futura RAI, prima solo radiofonia, poi televisione).

Dopo la seconda guerra mondiale le poste crescono nelle operazioni finanziarie

Dopo il secondo conflitto mondiale 1940 – 1945 le poste crebbero nel valore delle operazioni finanziarie, incrementando i servizi di risparmio, con i libretti, le emissioni di titoli e acquisendo quasi tutti i pagamenti e le riscossioni dello stato. Nel 1954 la RAI trasmette con gli impianti di ponti radio della rete postale.

Gli anni Novanta: il disavanzo e la trasformazione.

All’inizio degli anni ’90 il disavanzo di bilancio era endemico. Nel 1989 il tempo medio di consegna della corrispondenza era di 8,5 giorni. L’evidente divario nella qualità dei servizi postali italiani rispetto al resto d’Europa portò a una trasformazione di Poste italiane da azienda autonoma a ente pubblico economico prevedendo un ulteriore passaggio a S.p.A. entro il 1996 (attuato poi il 28 febbraio 1998). Il processo di trasformazione presumeva nella gestione dell’ente Poste Italiane l’adozione del principio di efficienza produttiva, il recupero della qualità dei servizi e il risanamento economico-finanziario.

Nel febbraio 1998 il ministero del Tesoro, Governo Prodi, nomina Corrado Passera amministratore delegato della neo-formata Poste Italiane SpA.
Il piano industriale di Corrado Passera dal 1998 al 2002 realizzò un taglio del personale di 22.000 unità. Dal 27 ottobre 2015 la società per azioni, controllata con circa il 60% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze  è quotata alla Borsa di Milano

Dal 21 dicembre 2015 fa parte dell’indice principale della Borsa, il FTSE MIB.

 

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