tomba di Abelardo ed Eloisa nel cimitero del Pere-Lachaise

La splendida storia d’amore di Abelardo ed Eloisa

La splendida storia d’amore di Abelardo ed Eloisa accadde al tempo della Scolastica, l’alta Scolastica per l’esattezza (sec. X-XII), periodo in cui si cercava di conciliare la fede cristiana con il pensiero razionale, mediato dalla filosofia greca. Era stato Carlo Magno a fondare il sistema delle “Scholae, ossia un sistema scolastico-educativo in tutta Europa che garantisse uniformità di insegnamenti. Per questo può essere considerato oltre che l’artefice della cosiddetta “rinascita carolingia” anche padre dell’Europa.

L’incontro…

Abelardo (1079-1142), il biondo bretone, era tra i maestri più amati e seguiti dagli studenti. Difendeva le ragioni della fede con la logica, come nessun altro riusciva meglio di lui. Affascinante, arrogante, pieno di sé e della sua scienza, voce gradevole, maestro di retorica, eloquio intrigante e stringente; le folle lo seguivano, gli studenti lo adoravano ed un giorno arrivò a Parigi dove ad attenderlo c’era anche Eloisa.

Lei era bionda, bella, colta come raramente erano le ragazze a quel tempo, assetata di sapere e giovane, molto giovane; era nipote di Fulberto, canonico di Notre-Dame. Abelardo, al suo arrivo a Parigi, venne accolto nella casa del canonico, sotto lo steso tetto con Eloisa. Fulberto affidò Eloisa ad Abelardo, il grande e casto chierico, affinché le insegnasse la filosofia.

Nessuna donna era riuscita a giungere al cuore e alla mente di Abelardo, a stuzzicarne l’intelletto, ma Eloisa ci riuscì e l’incendio divampò.

Negli occhi del bretone la giovane donna vide guizzare l’oceano magnifico”.

Eloisa:

Mi bastò ascoltarti una volta. La tua parola mi penetrò come fiamma luminosa e compatta, incendiando il mio cuore”.

Abelardo:

Tutto preso dall’amore per Eloisa studiai il modo per avvicinarla così da farmela amica ed indurla più facilmente a cedermi”.

Per lo studio Abelardo ed Eloisa trascorrevano molto tempo da soli. Divampò la passione, si amavano dappertutto, rotolandosi sul pavimento, pensavano soltanto a loro.

Eloisa scriverà “Furono ore, giorni, settimane, mesi di assoluta e incomparabile felicità”.

Abelardo era già avanti negli anni quando tutto ciò accadeva ed era un chierico, perciò libero, ma già votato alla carriera ecclesiastica, la sola carriera che gli avrebbe permesso di vivere da vero maestro, come la sua bravura e la sua ambizione gli comandavano.

Parigi ebbra di Abelardo…

Intanto Parigi era infuocata dalle lezioni di Abelardo, dal suo ingegno audace e mentre la sua fama raggiungeva le stelle, e l’amore per Eloisa lo consumava, cresceva a dismisura anche l’invidia degli altri maestri scartati dagli alunni che cercavano come pecore assetate l’acqua del sapere da Abelardo.

Per gioco e diletto Abelardo nei giorni della passione aveva composto i Carmina amatoria e i suoi studenti li declamavano in giro per Parigi, scommettendo già a mezza voce che fossero stati scritti per Eloisa. Gli sguardi tra i due, a lezione, non erano passati inosservati, e neanche quei piccoli gesti incauti ……la fine del piacere e l’inizio del dolore si dirigevano a grandi passi verso gli amanti.

Abelardo ed Eloisa vengono scoperti e separati….

Così un giorno, Fulberto li sorprese e immediatamente li allontanò.

Separati con la forza, innamorati più di prima, pur di rivederci eravamo pronti a qualsiasi azione spericolata. La consapevolezza dell’irrimediabilità dello scandalo ci aveva reso insensibili allo scandalo stesso. Del resto, il senso di colpa ci pareva tanto più lieve quanto più dolce era il possesso reciproco. Riuscivamo talvolta a incontrarci di notte. In silenzio, come due ladri, ci amavamo in ogni angolo della casa, avvinghiati come cani in calore”.

Eloisa rimase incinta e Abelardo decise di rapirla. La fuga rese pazzo Fulberto; su di lui tutti gli sguardi e le attese del mondo accademico ed ecclesiastico, in attesa di una punizione esemplare per i peccatori.

Abelardo lo prese in contropiede e propose il matrimonio; avrebbe sposato Eloisa. Fulberto accettò. Nel frattempo nacque il loro bimbo Astrolabio (colui che abbraccia le stelle).

Eloisa non voleva il matrimonio che di certo avrebbe oscurato la fama del suo Abelardo che doveva rimanere tutto per la scienza, tutto per i suoi gelosissimi discepoli. Poi si arrese.

Ti adoravo, e nella mia stessa adorazione mi ero annullata. Ti ho amato al punto di credere che niente fosse più alto e più nobile che annientarmi per te.”

Il matrimonio e…

Abelardo ed Eloisa tornarono a Parigi, si sposarono. Chiesero a Fulberto di non divulgare la notizia per non compromettere la fama di Abelardo. Fulberto li tradì e tutti seppero che il brillante chierico, maestro amatissimo ed invidiato, si era sposato, come un qualsiasi borghese: aveva messo su famiglia!!!!!

Abelardo furioso, rapì sua moglie, la separò dal figlio e la consegnò alla badessa dell’Argenteuil, dove era già stata da bambina. Nessuno sa se in quel momento pensasse ad una sistemazione per sempre o provvisoria in attesa di elaborare un piano. Lui intanto tornò a Parigi e mai scelta fu più sbagliata. Fulberto saputo che Eloisa era stata collocata in un monastero pensò che Abelardo si fosse già sbarazzato di lei e meditò la più atroce delle vendette.

…la tragedia

Di notte pagò dei sicari che entrarono nella camera di Abelardo e con lame affilate lo evirarono.

Il mattino seguente, tutta la città si era ammassata piangendo davanti alla tua casa”.

Abelardo sopraffatto dal senso di colpa e dal dolore reagì con dignità affermando che Dio lo aveva punito privandolo della parte con la quale aveva peccato. E la sua vita cambiò; Abelardo cambiò per sempre e la trasformazione che quella stessa notte iniziò lo rese così diverso che pensò ad un destino monacale per sé e per la sua giovane sposa che lo attendeva trepidante ed innamorata tra le mura di un monastero.

 La monacazione forzata

Mentre Eloisa aveva scelto senza batter ciglio e senza volerlo di chiudersi in monastero per non nuocere alla carriera del suo uomo, Abelardo aveva scelto l’ombra di un chiostro per la vergogna di non essere più considerato un vero uomo.

Per espiare la colpa di averti condotto a subire l’oltraggio che avevi subito, un oltraggio vissuto disperatamente, un disonore di cui ti vergognavi, mi sono fatta monaca”. “Ma dell’amore che provavo e che provo per te, io non ero e non sono pentita”.

Annientata nel silenzio del convento, io non facevo che piangere sulla mia sorte”.

E la vita di Eloisa prese un’unica piega: attendere le lettere di Abelardo.

Il maestro si ritirò nell’abbazia di Saint-Denis e divenne monaco benedettino. Cercava pace e silenzio ma non li trovò. Si accesero aspri contrasti con i monaci e con l’abate Adam, una disputa sull’origine del loro fondatore, per questo fu mandato in una prioria dove l’amore per l’insegnamento lo attrasse ancora una volta. Si riaccesero le dispute e le invidie soprattutto legate alla dottrina trinitaria. In quel tempo il controllo sulle eresie era maniacale e anche Abelardo ne venne coinvolto e convocato a giudizio; non fu condannato, ma dovette bruciare il suo libro (De unitate et trinitate divina) e andare in prigione nell’abbazia di Saint-Medard.

Eloisa soffrì con lui.

Nulla: né la tua mutilazione, né la nostra separazione, fu paragonabile a quel gesto che ti obbligarono a compiere con le tue stesse mani. E io ancora non reggo al pensiero di te, impotente, calunniato, deriso, mentre la sci cadere tra le fiamme il frutto della tua acuta sapienza.”

In preda alla disperazione Abelardo fuggì in un luogo desolato vicino a Troyes ma presto i suoi studenti, che lo braccavano, scoprirono il nascondiglio e si affollarono per seguire le sue lezioni. Furono innalzate capanne e fu eretto un oratorio denominato “Paracleto” (consolatore). Dopo la morte dell’abate Adam, Abelardo fu riammesso al rango di monaco e l’abbazia di Saint Gildas de Rhuys lo scelse come abate, la sua fama lo precedeva ovunque.

Eloisa nel frattempo seguiva attraverso le lettere sempre più rade di Abelardo e grazie alle confidenze di qualche pellegrino di passaggio le vicende del marito da lei sempre amato come donna e non come monaca. Si struggeva per lui.

Il Paracleto e la nostalgia infinita di Eloisa

Per motivi legati a passaggi di proprietà, la comunità dell’Argenteuil fu dispersa ed Abelardo corse in aiuto di Eloisa donando alla comunità il Paracleto e facendola badessa. Lei amava il Paracleto perché da Abelardo era stato fondato e da lui medesimo le era stato donato. Calcava le pietre di quel posto pensando che anni prima il piede del suo amato vi si era poggiato.

Al Paracleto, Eloisa visse momenti di intensa nostalgia.

Dovunque io vada, il ricordo di ciò che ho perduto mi balza subito agli occhi, aumentando un desiderio che non mi abbandona mai. Le immagini del nostro amore mi perseguitano anche quando dormo. E persino durante la messa, quando la preghiera dovrebbe esser pura, i fantasmi delle nostre gioie terrene mi afferrano e mi dilaniano l’anima. Troppo dolci sono stati i piaceri d’amore che abbiamo conosciuto insieme perché io possa dimenticarli. Non riesco a pregare, la nostalgia mi tormenta”.

Ci furono incontri tra Abelardo ed Eloisa in quel periodo di trasferimento al Paracleto ma Abelardo, più avanti di lei negli anni, aveva trasferito l’amore sul piano spirituale e talvolta rimproverava lei che non ci era ancora riuscita.

Mio bene: finalmente, di nuovo una visita. Ma rimani sempre di meno con me. Dopo aver resistito alle calunnie fin che hai potuto sei partito per la Bretagna promettendo, come d’abitudine che saresti ritornato presto, invece questa volta sei scomparso da troppo tempo.”

Abelardo era troppo impegnato a difendersi dalle calunnie di eresie che gli venivano mosse da più parti; anche il potente Bernardo di Chiaravalle fu tra i suoi più astuti nemici. Mentre Abelardo stava scrivendo una Apologia alla sua opera gli arrivò la scomunica di Innocenzo II. Sconvolto dal dolore trovò conforto nel suo alunno Pietro il Venerabile che intercesse per lui con il Papa.

La prova d’amore…

Con Eloisa il carteggio durò per tutta la vita. Mai Abelardo dimenticò la sua sposa terrena e la sorella in Cristo.  Eloisa soffrì molto non solo per la clausura forzata ma anche per il timore di non essere diventata nel tempo nient’altro che una sorella per Abelardo. Lei era sua moglie questa consapevolezza, dignità e orgoglio non l’abbandonarono mai. Temeva che lui, che già aveva scelto la vita per lei senza di lei, l’avesse relegata nella parte dell’anima che ricordava solo il peccato e non la gioia, solo il piacere proibito e non l’amore; ma la prova d’amore che tanto Eloisa aveva atteso, arrivò e fu autentica e appagante. Nel momento del dolore più acuto Abelardo cercò Eloisa e diede a lei soltanto la prova della sua fede cristallina che il mondo cercava di insozzare.

Eloisa, sorella mia, un tempo a me cara al mondo, oggi ben più cara in Cristo. La mia incrollabile logica mi ha reso odioso al mondo. (…) Io adoro Cristo che regna alla destra del Padre. Io abbraccio Cristo….e affinché tutti i dubbi siano banditi dal cuore che ti batte nel petto, sappi che è sulla pietra sulla quale Cristo ha edificato la sua Chiesa, che ho fondato la mia coscienza. …Credo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, Dio uno e vero. Credo che il Figlio è in tutto uguale al Padre, nell’eternità, nella potenza, nelle volontà e nelle opere. E non do ascolto ad Ario….Affermo inoltre che lo Spirito Santo è del tutto consustanziale al Padre e al Figlio….Che infine Dio si è fatto Figlio dell’uomo e che l’unità della sua persona deriva da due nature….e che è risuscitato….tutti i peccati sono rimessi nel battesimo e affermo che abbiamo bisogno della grazia per incominciare a fare il bene e per condurlo a termine. Saldamente stretto a questa mia fede non temo i latrati di Scilla…imperversino i venti: io non mi muovo”.

La pace di Eloisa…

Eloisa rimase con la lettera tra le mani piangendo di gioia. Venticinque anni aveva atteso e la conferma dell’amore di Abelardo ora era giunta attraverso la sua limpida e altissima professione di fede. Non a Bernardo di Chiaravalle, né a vescovi e prelati ma ad Eloisa, sua moglie, aveva aperto il suo cuore per depositare nel cuore di lei la sua fede. Aveva ricevuto il più grande pegno d’amore dal suo amante, dal suo sposo. Abelardo per amarla di un amore che avrebbe oltrepassato i confini del tempo, aveva sconfitto la passione, rifugiandosi nel cuore di Dio. Ora Eloisa era in pace.

Trasferitosi dai monaci che l’avevano scelto come abate, si rivelò troppo rigoroso, nel monastero si fece di tutto per sbarazzarsi di lui: arrivarono ad avvelenarlo. La calunnia e l’odio divamparono ancora una volta. Fuggì. Visse, infine nell’abbazia di Cluny e poi nel monastero di St-Marcel luogo più ameno, fra chi gli voleva bene. Riprese gli studi e si chiuse in se stesso come un anacoreta, la pelle del corpo squamata e coperta di pustole, i piedi piagati, sofferente per la clavicola rotta nella fuga. La scomunica fu revocata dal Papa e un monaco annunciò a Eloisa che il suo bretone, il 21 aprile 1142, a 63 anni, era morto.

L’ultimo viaggio di Abelardo verso Eloisa…

Lo attese anche in quell’ultimo viaggio. Il suo Abelardo aveva espresso il desiderio di essere sepolto al Paracleto, dove viveva la sua sposa. Così avvenne. Anche lei morì a 63 anni e per più di tre secoli rimasero sepolti accanto, nella stessa cripta. Dopo molte vicende storiche che videro le loro sepolture prima divise e poi riunite, dal 1817 giacciono insieme nel cimitero del Pere-Lachaise.

Di Eloisa ci sono pervenute quattro lettere, mentre sette sono quelle di Abelardo.

Bibliografia:

Edgarda Ferri, Per amore, Mondadori, Milano, 1998.

Abelardo ed Eloisa, Epistolario, a cura di Ileana Pagani, Torino, UTET, 2004.