Camillo Benso conte di Cavour: il visionario che sognò l’Italia

Andava sempre a mangiare al Ristorante del Cambio a Torino. Non era insolito che fornisse al cuoco la verdura ed il riso che lui stesso produceva nelle sue piantagioni. Camillo Benso conte di Cavour di riso ne aveva in abbondanza dato che possedeva 900 ettari a Leri.

Fortuna e sfortuna sua possederli; sembra che sia morto di malaria, contratta proprio in quei territori nei quali la malattia era endemica. In realtà, considerando i rimedi medici dell’epoca, c’è chi asserisce che sia deceduto più a causa dei salassi più che di malaria. Fu così che a 51 anni l’Italia, appena unificata, proprio il 6 giugno 1861, si vide strappare il fautore principale della rivoluzione italiana: il padre del Risorgimento.

Camillo Benso conte di Cavour era il visionario che sognò l’Italia. Che la questione dell’unificazione italiana sia pacifica e condivisa dagli storici è risaputo non corrispondere al vero; tuttavia è innegabile riconoscergli il ruolo del protagonista in questo processo che vide l’Italia, finalmente per alcuni e sfortunatamente per altri, riunita sotto lo stesso tricolore.

Camillo Benso conte di Cavour era anticlericale ma morì da cattolico

Il conte Camillo, piemontese fino all’osso, era un liberale, anticlericale che in punto di morte chiese di ricevere l’estrema unzione. Poiché era stato scomunicato da papa Pio IX, il povero francescano che si trovava al suo capezzale, ci pensò due volte, poi, richiamato dal senso d’umanità non volle negare al conte che chiedeva di morire da cattolico, l’estrema unzione. Camillo Benso morì in pace mentre per il povero francescano iniziarono i guai. Per aver disubbidito al Papa venne sospeso a divinis e perse il suo stato clericale.

Il processo di unificazione italiana era cominciato

Se non fosse stato per l’acume politico di Camillo Benso l’Italia avrebbe faticato ancora ad unificarsi perché in realtà al Papa e ai Borboni non interessava un granché (figuriamoci) perdere Stato e potere.

Ma il processo era iniziato da tempo e Camillo Benso conte di Cavour fu il primo visionario che sognò l’Italia unita. L’ansia di liberarsi dagli Austriaci la conosceva bene il conte Antonio Oroboni di Fratta Polesine, membro della Carboneria, che morì tra i topi e il freddo dello Spielberg. Accanto Pellico, Maroncelli e altri nomi illustri della partita. La libertà nazionale la voleva anche il povero Ciro Menotti che morì a 33 anni, tradito dal duca Francesco IV d’Asburgo-Este.  Anche il ventunenne Goffredo Mameli morì da patriota della seconda Repubblica romana, dopo aver scritto le parole dell’Inno d’Italia. Giovani ardenti con grandi ideali che hanno consacrato la vita all’unità d’Italia e alla libertà.

Proprio Camillo Benso influenzò il corso del processo risorgimentale per portare l’Italia all’unità sotto la monarchia dei Savoia. Ebbe molte buone idee, alcune furono proprio delle genialate, come la guerra di Crimea che portò il Piemonte a sedersi al tavolo dei grandi a Parigi. Fu come accendere un occhio di bue sulla scena italiana e far vedere a tutti, con la capacità visionaria di cui era assai ricco, lo scenario che di lì a poco si sarebbe potuto creare con soluzioni e prospettive incluse.

Così grazie a lui cominciò quel processo di disgregazione dell’Impero Austro-ungarico che portò all’italianità prima la Lombardia, poi il Veneto togliendo al vecchio “Cecco Beppe” la polpa del suo impero repressivo e illiberale e iniziandone la dissoluzione che terminò, come processo storico e politico, nella sanguinosa guerra della ex Jugoslavia.

Camillo Benso non stimava Garibaldi ma sapeva che era l’uomo giusto…

Intuì, tra le altre cose, che il signor Giuseppe Garibaldi, che non gli piaceva affatto, avrebbe potuto aiutarlo nella sua causa. Vi si alleò pur temendo la sua natura “selvatica”. Consapevole che Garibaldi era anti monarchico e repubblicano seguì, insonne, il tragitto, quasi con il dito sulla carta, dell’intera spedizione dei famosi Mille. Quando ebbe la certezza che il Meridione era stato preso inviò il re Vittorio Emanuele II a Teano.  Garibaldi, con la testa fasciata, appena vide il re capì il senso di quella visita e lungi dal ritenerla una cortesia disse freddamente “Saluto il primo Re d’Italia”.

Il Risorgimento non fu tutto entusiasmo e bandierine…

Sui libri di scuola si parla del Risorgimento come di un periodo ricco di entusiasmi e di popoli anelanti l’unità. In realtà le cose non andarono proprio così. Sembra che anche in quel caso furono fatte pressioni. Il film Il leone di vetro (2014) narra i giorni precedenti il referendum del 22 ottobre 1866 quando anche il Veneto votò per l’annessione all’Italia. La pellicola può esser giudicata un po’ sopra le righe ma l’origine napoletana (quindi lungi da un certo federalismo ad oltranza) del regista Salvatore Chiosi e una consistente documentazione storica inducono a riconoscere una discreta veridicità al film.

Camillo Benso non vide ultimato il suo progetto…

Camillo Benso morto a 51 anni non riuscì a vedere la completa unificazione dell’Italia; poche speranze avrebbe comunque avuto dal momento che avvenne alla fine della Prima Guerra Mondiale. Lui di certo la immaginò e con la sua arte diplomatica e il suo acume politico la realizzò nella sua parte fondamentale. Ciò che i Savoia trovarono all’indomani del 17 marzo 1861 fu un’Italia che non  esisteva, carta geografica a parte; per taluni aspetti, purtroppo, non esiste nemmeno oggi.

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