Dopo la Laurea in Psicologia, ha frequentato la Scuola Quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, il Master Universitario di II Livello in Psicologia Giuridica in ambito Civile e Penale Adulti e Minori, il Master Annuale di II livello in Etnopsichiatria e Psicologia della Migrazione, il Corso di Tutela delle persone richiedenti e titolari di protezione internazionale portatrici di esigenze particolar. E’ Psicologa Clinica per il Centro Permanente per il Rimpatrio e Direttore di due Centri di Accoglienza ( CAS ) .

Intervista a Carola Perretta, direttrice di due Centri di accoglienza straordinaria

Torno sulla questione migranti perché penso che su questioni come questa, e non è l’unica, si giochi la civiltà di un popolo. Prima di parlare è necessario innanzitutto sapere come stanno le cose da chi con i migranti ci vive tutti i giorni per questioni professionali. La conversazione è con la dott.ssa Carola Perretta direttrice di due Cas (Centri di accoglienza straordinaria) il primo a Dolo e l’altro in provincia di Rovigo.

Carola Perretta, direttrice di due Centri di accoglienza straordinaria: per una giovane professionista cosa significa fare questo lavoro?

Lavorare nell’ambito dell’accoglienza mette a dura prova qualsiasi persona. Il contatto con il dolore umano è una peculiarità di coloro che scelgono professioni di aiuto. Tuttavia il contatto con persone torturate, imprigionate, schiavizzate, vittime delle peggiori sevizie, mutilate è molto più complesso e scava dentro ponendo numerosi interrogativi. Ogni cultura affronta in modo diverso il dolore dandone significati che non sono comprensibili a chi non ha esperienza e strumenti adeguati. Non è un lavoro come tanti altri.

Per quanto mi riguarda questo lavoro rappresenta una vera e propria passione oltre ad avermi regalato la libertà. Senza la conoscenza acquisita non avrei mai imparato a scegliere, a capire, a mettermi in discussione.

Quali sono le maggiori difficoltà e le maggiori soddisfazioni per chi fa questo lavoro?

Le maggiori difficoltà sono burocratiche. Gli Uffici, il personale non collaborativo e i servizi territoriali poco rispondenti. Ogni ufficio segue procedure e regole in modo discrezionale. Questo ostacola quasi tutti i processi, dal rilascio del codice fiscale al semplice appuntamento per richiedere l’esenzione sanitaria. Le maggiori soddisfazioni invece arrivano quando vedi la gratitudine da parte delle ospiti che si ricordano di te anche dopo anni.  E quando i bambini che hai provato a “crescere “ti chiamano per nome.

Quali sono le reali speranze di un futuro migliore per chi arriva con i barconi?

Le speranze di un futuro migliore sono buone.  Molto dipende dalle caratteristiche individuali e dalla situazione giuridica di ciascuno. Chi impara l’italiano avrà meno difficoltà e lavori migliori. Tuttavia la conoscenza della lingua non basta se i documenti in possesso non sono sufficienti a sottoscrivere un contratto regolare. Quindi tutto dipende da una buona connessione tra questi aspetti. Non tutti coloro che giungono in Italia sono analfabeti e/o poco istruiti.

Per noi i migranti sono una grande massa spesso indistinta ma tra loro che rapporti intercorrono? Sono solidali tra loro?

Tra migranti c’è solidarietà e aiuto reciproco sebbene si creino dei gruppi all’interno di essi su base prettamente geografica, linguistica e religiosa poiché accomunati da culture più simili.

Generalmente condividono molto le informazioni di tipo legale e giuridico formando una sorta di mutuo aiuto. Poi ovviamente ogni nazionalità ha le sue caratteristiche specifiche e predilige intrattenere relazioni con alcuni piuttosto che altri.

Le politiche di accoglienza sono rispettose delle persone?

Per quanto mi riguarda no. O almeno le risorse non sono ben impiegate e distribuite secondo le reali necessità. I fondi stanziati vengono gestiti in modo improprio dai privati. Questo produce servizi alla persona scadenti che vanno contro il rispetto dell’essere umano.

Oltretutto il decreto sicurezza 113/2018 (decreto Salvini) ha tagliato quasi tutti i servizi che in qualche modo potevano contribuire all’integrazione e garantire maggior supporto anche psicologico. Tagliati anche l’insegnamento della lingua italiana e la figura dello psicologo.

Dunque credo che la politica dovrà ancora intervenire per porre delle modifiche in materia di immigrazione.

Di tutte le polemiche emerse sulla diaria giornaliera agli immigrati, può dirci esattamente quanti soldi rimangono nelle loro tasche?

È presto detto. A loro rimangono 2,50 euro al giorno quindi se un mese ha 30 giorni sono 75 euro, se il mese ne ha 31 sono 77,50. Gli altri vengono percepiti dalle cooperative che organizzano l’accoglienza e i servizi per loro.

 E’ davvero possibile l’integrazione tra popoli?

Si è possibile nella misura in cui ciascuno si dispone ad accogliere l’altro nella diversità. Integrarsi non vuol dire perdere la propria identità bensì arricchirla con quella dell’altro. E credo sia una cosa bellissima. Archiviare i pregiudizi e porsi davanti al “diverso “con occhi nuovi, puliti. Molte volte si è impregnati di senso comune e stereotipi che provengono dall’educazione, dalla politica e dalla televisione dimenticandoci che prima di tutto sono essere umani. Siamo esseri umani.

 

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