Storie di schiave migranti

A corredo dell’intervista alla psicologa e direttrice CAS  Carola Perretta pubblico quattro storie di donne (si potrebbero definire ragazze) che raccontano i motivi che le hanno spinte a fuggire dai loro Paesi e dei commercianti di persone che hanno incontrato sul loro cammino.

Storie di schiave migranti: Storia di A

A (nome di fantasia) è fuggita dal Camerum perché il padre faceva parte di un gruppo per la difesa dei diritti camerunesi anglofoni. Una sera mentre era andato a trovare i figli ricevette una chiamata. Stava arrivando l’esercito francofono (è in atto un contrasto perché i francofoni discriminano gli anglofoni). Il padre disse ai figli di scappare e di mettersi in salvo. I due fratelli si separarono.

Quella notte A, ormai sola, chiede ospitalità ad una persona conoscente poi al mattino decide di spingersi oltre il confine e arrivare in Nigeria. La polizia la ferma e la porta in un centro di accoglienza. Lì incontra un ragazzo. Saputo che A faceva la parrucchiera le promette di farla arrivare in Malesia dove la sorella di lui ha un salone e dove potrebbe trovare un lavoro sicuro.

La notte successiva dovevano, lei e altre due ragazze, partire con lui. Nel frattempo lui chiede alle tre ragazze di giurare che non avrebbero derubato sua sorella una volta arrivate in Malesia e per fare questo giuramento raccoglie le loro unghie, capelli, peli pubici e mutande. La promessa è un volo aereo, ma intanto in Niger ci arrivano a piedi. Poi prendono un mezzo per attraversare il deserto. I familiari A non li sente né sa dove siano e nel deserto vede donne stuprate e abbandonate. Arrivano in Libia e lì il ragazzo le lascia a un arabo, sparendo.

A si trova prigioniera. Le viene detto che per la sua libertà qualcuno deve pagare un riscatto ma A non ha nessuno da chiamare. Così, schiava, viene costretta a prostituirsi e nel tempo libero a vendere bevande. Rimane incinta ma le impongono l’aborto e ancora la prostituzione. L’aborto le causa infezioni e a distanza di anni ha ancora i seni che spurgano liquidi. Una volta raggiunti i guadagni per il suo mantenimento, proprio quando A intravede la liberazione, viene accusata di aver rubato dalla cassa e quindi deve ricominciare a pagare un altro debito. Lei piange dice che non è vero. Ancora un altro anno di prostituzione.

Poi con un ilos riesce ad andare a Sabrata dove viene messa in un centro di detenzione e da lì imbarcata su un gommone stipato. Ad un certo punto il gommone si rompe e imbarca acqua. A perde l’unica amica, che annega, poi arrivano i soccorsi che li salvano. Arrivata in Italia e A dice piangendo che le sembra di essere arrivata in Paradiso.

Viene portata a Bolzano, sfamata e vestita. A vive ora in un campo femminile, ha delle amiche e frequenta la messa. Una domenica ha un appuntamento con Edwin un amico incontrato in Libia e rimasto in contatto via facebook. Verso le 19 mentre torna da sola verso il centro A viene stuprata e derubata da Edwin più altri due……

Storie di schiave migranti: Storia di B

B è fuggita dalla Nigeria. Lo zio che aveva cresciuto lei e sua sorella rimaste orfane. Poco più che bambina, aveva dato in sposa (come terza moglie) ad un suo amico, in cambio di un terreno, la sorella maggiore. Purtroppo una gravidanza difficile e strutture sanitarie non di qualità avevano causato la morte della ragazza. Lo zio, dunque, voleva ripetere il matrimonio per il suo amico anche con la nipote più piccola. La sorella maggiore però in punto di morte l’aveva implorata di non fare il suo stesso errore e quindi, aiutata da una zia, la ragazzina fugge.

Per mantenersi vende acqua finché un giorno un uomo la trova e le chiede la sua storia. Lei si confida e lui si offre di aiutarla. L’avrebbe portata in Italia, al sicuro. B, speranzosa, si trova con altre 7 ragazze; in autobus fino in Niger poi in motorino fino ad Agadez, poi a Saba. Il giorno dopo l’uomo così falsamente compassionevole inizia a venderle tutte e loro diventano schiave prostitute dentro ad una connection house.

B era ancora vergine e la sua prima volta fu con tre uomini per una notte intera. Lei dice “mi sembrava che ad un certo punto il mio utero fosse caduto, era andato giù. La signora della casa ha preso un secchio di acqua e una garza e con le mani me l’ha rimesso dentro di nuovo.”

Storie di schiave migranti: Storia di C

C è una ragazzina curda, discriminata fin dall’infanzia insieme alla sua famiglia. Il fratello maggiore decide di andarsene in Austria e per questo la polizia locale ogni settimana va dalla famiglia per costringerla a svelare dove fosse andato il fratello.

Un giorno C viene condotta alla stazione di polizia e interrogata. Lei non parla e per il suo silenzio viene punita con un secchio di acqua bollente addosso. Per le ustioni rimane due mesi all’ospedale sospesa tra la vita e la morte poi lentamente guarisce ma rimane offesa psicologicamente. Si manifesta l’epilessia e le cicatrici la sfigurano. Oggi C viene seguita da uno psicologo ma ha ancora tanti problemi con se stessa e di relazione.

Storie di schiave migranti: Storia di D

D è una ragazzina che viene destinata al matrimonio con un uomo molto più grande di lei. La tradizione impone l’infibulazione, quindi lei a 15 anni viene infibulata e 15 giorni dopo fatta sposare. Le ferite non sono ancora guarite ma il marito non vuole aspettare e la devasta. D soffre moltissimo, urla ma nessuno la soccorre e, poiché si ribella, viene picchiata.

Dopo due anni rimane incinta e questa è l’unica gioia della sua vita. Il marito si ammala di appendicite, la prima operazione non va bene, nemmeno la seconda e muore. D quindi torna dalla sua famiglia con la figlia piccola. Dopo qualche mese le viene imposto un secondo matrimonio con il fratello del marito defunto che ha già altre mogli. Lei non vuole ma la tradizione non si discute.Si sposa di nuovo con un marito che prima di avere rapporti con lei la picchia perché la ritiene responsabile della morte di suo fratello.

Una conoscente che frequenta la casa vede le miserrime condizioni di vita della ragazza e le propone di fuggire. La cosa si viene a sapere e il marito sequestra la figlia pensando che una madre non potrà mai abbandonare la sua bimba. La disperazione di D è enorme, quella vita e le ripetute violenze e stupri del marito la annientano. Sua madre, a cui confida tutto, non può salvarla, lei si vede perduta e lacerandosi il cuore scappa, da sola, abbandonando la piccola figlia.

Il tragitto prima dell’Italia le riserva altre atrocità e la prostituzione……