Il vestito della festa tra guai personali e antecedenti illustri

“Stiamo arrivando dalla zia, comportati bene che ci sono tutti i cugini e i nonni. Non correre e non sporcarti il vestito”.

Così cominciava la mia esperienza con il “vestito della festa” e i guai personali.

Avevo 9 anni e il ritrovo dei parenti, anche quelli di Milano, era un evento familiare. Macchina lucidata, mamma con fiore di seta in cintura, mia sorella, due anni, agghindata come un pasticcino. Io, vestito a fiori, nuovo, calzettoni di sangallo, scarpe di vernice e borsettina. Quel giorno, la mia anima di maschiaccio, era impacchettata dentro ad un vestito da femmina.

Papà parcheggia. Scendiamo. Coda di parenti che arrivano festanti.

Il manico della borsettina a tracolla mi scivola giù dalla spalla, scende ai piedi nel momento esatto in cui faccio il passo per scendere dalla macchina. Con i piedi legati, precipito dalla macchina, atterro con la testa, sporco il vestito, rompo il manico della borsettina e spello una scarpa di vernice sulla ghiaia. “Sempre la solita precipitosa” – commento.

Un po’ per la botta, molto di più per la brutta figura decido che odierò per tutta la vita il “vestito da festa”!!!!!

Tra il “vestito della festa” e quelli normali le distanze si accorciano….

Crescendo, liceo, università e lavoro, le distanze tra il vestito della festa e quelli da tutti i giorni si sono accorciate di molto. A volte anzi, la domenica, essendo giorno di relax, ci si veste più comodi degli altri giorni.

Il” vestito della festa”, quello per uscire, per incontrare gli altri, per farsi guardare, per dimostrare, anche, le personali possibilità economiche, ha antecedenti assai illustri. Per questo, divertita, propongo con leggerezza, all’attenzione di chi vorrà godere di queste righe, un passo indietro nel tempo.

I secoli XVII – XVIII ovvero il “vestito della festa” che ossessione….

Il 1600 fu il secolo in cui si diffuse maggiormente una moda costosa, sontuosa, sorprendente. Sia a Padova che a Venezia, a causa dell’eccesso del lusso, le autorità legiferarono per limitare questa abitudine più simile, in taluni casi, ad una vera ossessione. Padovani e veneziani, ovviamente quelli molto ricchi, gareggiavano nell’esibire tessuti preziosi e gioielli, acconciature sontuose e cappelli. Lo sperpero era talmente scandaloso da spingere il Consiglio della città ad emanare nel 1619 un decreto che così recitava:

Essendo nei tempi nostri ridotto el vestire delle donne, a termine tale che, se quanto prima con rimedi extraordinari non gli viene messo un freno, al sicuro la desolatione et sterminio della maggior parte delle famiglie sarà”.

Nonostante ciò, le abitudini dei padovani non cambiarono se vent’anni dopo il podestà Giovanni Pisani faceva notare che le donne erano vestite in modo esageratamente sontuoso e addobbate con pietre e gioielli assai preziosi.

“Vestito della festa” a go go….

Le occasioni per sfoggiare erano appunto i tornei, le feste, gli appuntamenti teatrali e musicali, le parate, gli eventi ufficiali e le cerimonie religiose. Le stoffe erano di velluto o di seta, magnificamente ricamate con fili d’oro e d’argento, pietre o perle. A ciò si aggiungevano altri gioielli come lunghe collane di perle, spille, piume nelle acconciature e ornamenti d’oro.

Gonne gonfie, busti a punta, stretti e rigidi a tal punto da togliere il fiato (ecco spiegati i frequenti svenimenti che tanto ci hanno fatto passare come il sesso debole), i colletti le gorgiere di pizzo, i nastri, i pizzi con incastonate altre pietre preziose. Poi le sovra maniche a gozzo che arrivavano alle ginocchia, a volte fino ai piedi con bottoni d’oro a fiore inseriti per tutta la lunghezza (io con un vestito così probabilmente mi sarei impiccata muovendomi). Non di rado le scarpe con zeppe altissime erano causa di cadute rovinose con conseguenti rotture di braccia, volti e spalle. A quel tempo “cadere dai propri tacchi” era assai rischioso!

Completavano la mise rarissimi fazzoletti di pizzo bianco che erano tenuti tra le mani, ovviamente bianche e delicate. Un vestito poteva costare quanto un palazzo!!!!

E gli uomini? Vestito della festa anche per loro!!!

Non pensate che per gli uomini fosse diverso! Anche per loro abiti di velluto, giubbotti più o meno corti, giustacuore o pettorali di corazza, ampi colletti di pizzo o raffinate gorgiere inamidate, calzoni corti, calze di seta e stivali di cuoio spesso ornati con comodi nastri, annodati in vita o sui fianchi. Indispensabili i cappelli, sul capo o sotto il braccio o in mano.

I sarti più in voga erano quelli che trovavano sempre nuove soluzioni per stupire e fiumi di denaro da spillare per apparire la più bella o il più bello del reame.

W la moda di oggi!!!

Io che sono istintivamente attratta da palazzi e castelli immagino questi cortei di vestiti con le gambe, pesantissimi peraltro, e costosissimi. Una vera forma di schiavitù perché esibiti una volta, la successiva ci si doveva presentare con qualcosa di diverso per non mostrarsi con una mise “già vista”; è nato così il deja vu???….scherzi a parte oggi è di moda ciò che più piace e ciò che più ci fa stare bene.

Un altro motivo per essere felice di essere nata qui e ora (ora, come sempre, si fa per dire!!!).