C’è un luogo a Venezia in cui ogni giorno si compie un miracolo di vicinanza pacifica…

C’è un luogo a Venezia in cui ogni giorno si compie un miracolo di vicinanza pacifica… Su uno scaffale della nuovissima biblioteca di San Francesco della Vigna sta la prima stampa del Corano e, a una decina di metri, la terza edizione della Bibbia ebraica. In un convento cristiano, dunque, si guardano, e continuano a custodire, da secoli, un immenso patrimonio, il libro sacro dell’Islam e il libro sacro dell’Ebraismo.

A Venezia le tre religioni, a partire dal XVI secolo, convivevano senza spargimenti di sangue e questo fu possibile perché Venezia, godendo di una straordinaria autonomia, creò un sistema socio-economico in cui le culture e le fedi potessero beneficiare di tolleranza e libertà normata. La prima stampa del Corano è avvenuta in Italia ad opera di Alessandro Paganini, stampatore veneziano che terminò la sua attività nel 1538. Dunque il primo Corano è databile ai primi decenni del secolo XVI. La terza edizione della Bibbia Ebraica invece è datata con maggior certezza e la stampa risale al 1525.

Un’italiana trova il primo Corano stampato in Italia e conservato in Italia

Molti studiosi cercavano il primo Corano a stampa. A ritrovarlo  è stata Alessandra Nuovo, oggi docente universitaria di Bibliografia e Biblioteconomia ad Udine, il 2 luglio 1987. La scoperta è di quelle che segnano la storia ma l’invidia accademica la fece passare in Italia, un po’ in sordina, mentre all’estero ebbe numerosi e meritati riconoscimenti.

A Venezia nel secolo XVI arrivano gli Ebrei…

C’ un luogo a Venezia in cui ogni giorno accade un miracolo di vicinanza pacifica. Ciò che non può rimanere ignoto è il motivo per cui a Venezia furono possibili le stampe di testi sacri islamici ed ebraici. Gli Ebrei erano da poco stati cacciati dalla Spagna dove Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona stavano realizzando l’unità religiosa nell’intera nazione. Da secoli risiedevano nella terraferma a Cittadella e Piove di Sacco ma non nella città lagunare. Venezia aprì loro le porte, li accolse. Gli Ebrei erano ricchi e Venezia, impegnata nella guerra di Cambrai che, di fatto, decretò la fine della sua espansione nella terraferma, aveva bisogno di soldi. Avrebbero voluto l’isola di Murano ma furono sistemati in un’insula circondata da canali. La zona era allo stesso tempo protetta e separata, il ghetto appunto (da getto della fornace). Gli Ebrei non furono né amati né odiati, di certo furono integrati e ai loro danni non si celebrò mai un processo. Nemmeno la Santa Inquisizione operò liberamente a Venezia contro di loro. Certo al Papa non piacque l’accoglienza dei “deicidi” in città, anzi, per questo Venezia fu sempre sospettata di eccessivo libertinaggio.

…erano presenti già i Turchi e i Tedeschi

Di fatto, nel XVI secolo erano presenti anche altre fedi e strutture commerciali. Già dal sec XIII c’era il Fondaco dei Turchi (con probabile moschea), dal XV il Fondaco dei Tedeschi (luterani marsi dopo la riforma protestante). Questo puzzle religioso però non creò mai confusione o anarchia. Venezia era molto attenta a non oltrepassare i limiti. Ogni dieci anni si rinegoziava la permanenza degli Ebrei in città e ad ogni Pasqua si mandavano in giro per la città i frati. Uscivano per mortificare il popolo e riportarlo sulla retta via. Inoltre c’erano gli esecutori sopra la bestemmia che facevano rispettare l’ortodossia. Insomma Venezia vigilava sulla corretta devozione ma, per amore dei commerci, chiudeva qualche occhio e normava la propria tolleranza costruendo una civiltà di rispetto.

Venezia diventa capitale del libro

E’  questo spirito “ampio” e dedito al business  che rende Venezia, tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI la capitale del libro. Così nel 1517 esce la prima edizione della Bibbia rabbinica contenente anche la traduzione aramaica. Tra il 1520 e il 1523 viene stampata la prima edizione del Talmud babilonese e in contemporanea il Talmud gerosolimitano. E se a Venezia esplode l’editoria ebraica è perché era già esplosa l’editoria classica e cristiana.

Aldo Manuzio: l’editore colto che rivoluziona il mercato del libro

Sarà la straordinaria figura di Aldo Manuzio, editore moderno e raffinato, ad  imprimere una svolta definitiva al commercio del libro. Venezia si impone a livello europeo come città scrigno in cui trovare le migliori edizioni. Proliferano le stamperie ma ciò che caratterizza la stampa veneziana è l’altissima qualità; il libro non è più oggetto di commercio fine e sé stesso ma evento/simbolo di cultura. Con Manuzio si raffina la correzione delle bozze, spariscono gli errori. L’editore deve essere si un commerciante ma anche un fine artigiano e soprattutto un uomo di cultura.  Si pubblicano opere greche e latine, si pubblica la Divina Commedia (anche commentata) e Il Canzoniere di Petrarca.

Molti tedeschi, veri e primi scopritori della stampa con Gutenberg, se vogliono brillare professionalmente vengono a Venezia. Qui trovano e i migliori intellettuali, provenienti dall’università di Padova, dispongono di grandi finanze e attingono a consolidate vie commerciali. Con Aldo Manuzio il libro da oggetto di studio diventa anche oggetto di piacere, di svago, di intrattenimento. Manuzio inventa l’edizione tascabile molto più accessibile e trasportabile. Inventa il punto e virgola, il carattere tondo aldino (roman in inglese, presente nei nostri computer) e il corsivo obliquo. Manuzio ha tra i suoi amici e acquirenti tutti i nobili e gli intellettuali dell’epoca ed è consapevole della rivoluzione che ha messo in atto.

Il melting pop veneziano del sec XVI

Grazie alla diffusione su larga scala del libro a Venezia molti nobili e borghesi creano biblioteche private nei loro palazzi. Un quarto della popolazione tra i 6 e i 15 anni va a scuola; percentuali inarrivabili in altre città. Anche le monache forzate potevano ricevere, sottobanco, opere di ogni genere e leggere. Non a caso suor Arcangela Tarabotti impara a scrivere da autodidatta, leggendo. Il clima a Venezia era frizzante; c’erano librai che venivano dalle altre città per imparare e copiare. Acquirenti impegnati in lunghe contrattazioni (non c’erano prezzi fissi ma il prezzo di ogni libro si discuteva). I libri non si acquistavano completi, come oggi, la copertina era a parte e si comprava in base alle possibilità economiche di ciascuno.

Entrare in una libreria era un’esperienza culturale. Parte della merce era esposta all’esterno, in genere solo i frontespizi e tra quelli si trovavano classici greci, latini, testi religiosi. C’erano anche stampe della città e delle città appartenenti allo Stato da Mar e da Tera, raffigurazioni di popoli lontani. Libri in lingue remote ma parlate dai molti visitatori che approdavano a Venezia per i più disparati motivi. Insomma a Venezia, megalopoli dell’epoca insieme a Parigi e Napoli, esisteva un melting pot che oggi si trova in città come New York.

Historia magistra vitae?

È in questo clima che anche l’editoria ebraica crea la sua fortuna. Per questo è naturale che il Corano, in lingua araba, sia stato stampato a Venezia. Dal fermento del Rinascimento ad oggi, quei libri riposano nel silenzio di un convento francescano. Sono testimoni di una storia illustre di pacifica convivenza da riscoprire e imitare  in questo tempo di imbarbarimento culturale e civile.