Seneca e i contagi….

Domandi che cosa a mio parere tu debba soprattutto evitare? La Folla. Non puoi correre il rischio di frequentarla. Quanto a me, confesserò tutta la mia debolezza: non riporto mai a casa l’assetto etico con cui ero uscito; qualcosa di ciò che avevo sistemato ne rimane sconvolto, qualcos’altro, che avevo eliminato, riappare. Quel che succede agli ammalati, che per un lungo stato di debolezza si sono ridotti al punto da non poter più esser portati fuori di casa senza danno, capita anche a noi, il cui spirito si sta rimettendo da una lunga malattia. Frequentare molte persone è una pratica negativa: c’è sempre qualcosa che rende attraente il vizio o che lo cala nel nostro animo o che ce lo trasmette per contagio, a nostra insaputa…..cerca la compagnia di quelli che ti renderanno migliore. (Lettere Morali a Lucilio, Libro I cap.7).

Chi ha orecchie per intendere….

Mai come oggi sembrano attuali le parole di Lucio Anneo Seneca che scrivendo a Lucilio, gli indica la via della virtù. Certo il danno da cui vorrebbe preservare Lucilio è morale e non fisico ma, spesso, è la debolezza morale che genera il danno fisico.  Anche oggi questa legge è valida. Fregarsene della salute altrui e non rispettare le regole genera contagi. Perseguire i propri individuali obiettivi senza tener conto della comunità, del contesto, in breve degli altri, genera contagi.  Frequentare cene e feste coltivando la speranza di non essere contagiati ma di fatto alimentandone il rischio genera contagi. I negazionisti generano contagi. E i contagi generano morti. In tutto ciò la morale c’entra qualcosa?  In un Paese dove raramente ci si prende la responsabilità delle proprie azioni….A ciascuno la sua parte!