Mario Rigoni Stern: omaggio ad un uomo serio

Mario Rigoni Stern: (Stern in lingua cimbra UOMO SERIO)

Nasce ad Asiago il 1° novembre 1921.

Nacque in una famiglia numerosa. La mamma e il papà commerciavano prodotti delle malghe alpine, pezze di lino, lana e manufatti in legno. Così Mario passò l’infanzia a contatto con i lavoratori delle malghe, i pastori e la gente di montagna. Dava una mano ai genitori. Fu un bambino molto vivace e irrequieto. A 14 anni scappò di casa. A 17 anni, nel 1938, si arruolò volontario alla scuola militare d’alpinismo ad Aosta e, come dicevamo prima, la guerra lo venne a cercare l’anno dopo. Accadde questo: mentre era a casa, in licenza, venne richiamato urgentemente. Ripartì e successivamente scriverà che in quel momento fu chiaro per lui che la sua vita sarebbe cambiata a causa dei fatti che stavano accadendo. Fu la guerra.

La sua storia di soldato

lo porterà a combattere in Francia sul fronte occidentale, poi in Albania, esperienza che sarà narrata nel libro “Quota Albania” dove si renderà conto della mancanza di strategia e dell’impreparazione dell’Italia, e infine in Russia, forse l’esperienza più drammatica e sconvolgente per il giovane Rigoni Stern che confluirà nel romanzo “Il sergente nella neve”. Qui in modo definitivo si renderà conto di essere lui l’invasore. Questo gli farà cambiare radicalmente idea e da posizioni filofasciste della prima giovinezza rifiuterà l’ideologia in modo sempre più convinto. Fraternizzerà con i russi e si indignerà per le ferocie commesse dai tedeschi.  D’altro canto era normale che da ragazzo avesse ideali fascisti, era cresciuto durante il fascismo anche se, essendo iscritto all’associazione cattolica, unica forma di dissenso allora tollerata, si era sempre confrontato anche con un pensiero più critico.

Sarà proprio “Il sergente nella neve”

il romanzo che lo farà conoscere al mondo letterario e al pubblico non senza ricevere critiche quali il fatto che lui non era “uno scrittore nato”, come era ad esempio Andrea Zanzotto che sarà anche un suo caro amico. Mario Rigoni Stern era un narratore che prendeva spunto dalle sue esperienze personali e che aveva il grande pregio di scrivere i fatti “da dentro” ben lontano dalla memorialistica di guerra. In effetti non aveva studi da letterato né una solida cultura umanistica, era piuttosto un autodidatta, molto ispirato e molto avvezzo a tramandare storie, come la tradizione orale della montagna gli aveva insegnato fin da piccolo.

Proprio ne “Il sergente nella neve” Mario descriverà la ritirata dell’Armir (armata italiana in Russia) che, partita con 229.000 alpini, fu dimezzata nella battaglia di Stalingrado e nella successiva ritirata, dal freddo, dalla fame e dagli attacchi dei russi. Mario riuscirà a “tornare a baita” che per la gente dell’altopiano significa “tornare a casa” ma a prezzo di indicibili fatiche e dolore.

Dopo il 1943 rifiutò di combattere per la Repubblica di Salò e questo gli costò 20 mesi nel lager di Lamsdorf in Polonia. Proprio là comincerà la stesura de “Il sergente sotto la neve”. http://www.schiavidihitler.it/Pagine_risarcimento/Doc/articolo_stampa.htm

Che magro fratello

Quando tornerà a casa racconta in “Sentieri sotto la neve” che il fratello vedendolo gli disse “che magro che sei fratello”, il suo girovita misurava 45 cm. Il ritorno sarà per lui particolarmente doloroso, il reinserimento nella vita civile difficile, le ferite interiori presenti nella memoria non lo abbandoneranno. Era prostrato e di questo ne farà cenno nel racconto “La scure” inserito in “Ritorno sul Don del 1973.

Dopo la guerra e il lager, troverà lavoro come impiegato del catasto di Asiago, si sposerà con Anna e avrà tre figli. Passeranno anni prima che rimetta mano ai fogli scritti e legati con lo spago che daranno vita al suo romanzo più famoso. Sarà appunto Elio Vittorini conosciuto nel 1951, a spronarlo, a criticarlo, a operare sul suo libro un editing severo ma, alla fine, il romanzo uscirà e sarà un successo. Quel sergente è proprio lui, Mario Rigoni Stern che riuscì a guidare i suoi uomini fuori dall’attacco russo, in condizioni difficilissime.

Nel 1962 scriverà e pubblicherà “Il bosco degli urogalli” che gli guadagnerà la stima di Primo Levi. https://www.doppiozero.com/materiali/primo-levi-e-mario-rigoni-stern-una-lunga-amicizia

Intanto con l’amico Ermanno Olmi

(le case dei due sono molto vicine, volutamente) scriverà il soggetto del film “I recuperanti”.https://www.raiplay.it/programmi/irecuperanti C’è ancora la guerra che entra attraverso gli oggetti della prima guerra mondiale, sparsi sull’altopiano cercati, recuperati e venduti. Sempre nel 1970, lasciato il lavoro al catasto, comincerà a pubblicare opere narrative con regolarità e inizierà la collaborazione con il quotidiano La Stampa. Tra i suoi testi Storia di Tonle, L’anno della vittoria e Le stagioni di Giacomo che confluiranno nella Trilogia dell’Altipiano, Uomini, boschi e api, Amore di confine, Arboreto Selvatico, Il libro degli animali, Sentieri sotto la neve, Inverni lontani, Tra due guerre e altre storie, L’ultima partita a carte, Aspettando l’alba, I racconti di guerra, Le vite dell’Altipiano, Racconti di caccia e Il coraggio di dire no.

Nel 2000 curerà l’importante volume “1915-18 la guerra sugli altipiani. Testimonianze di soldati al fronte”, si tratta di un’antologia commentata di testi sul primo conflitto mondiale. Il legame tra Memoria e Natura è l’essenza delle sue opere. Scriverà della Natura per guarire dalla guerra, saranno le passeggiate nei boschi, l’osservazione dei ritmi della natura e degli animali a infondergli una profonda conoscenza e il conforto necessario.

…è il legame tra Memoria e Natura l’essenza delle sue opere.

Scriverà spesso della guerra recuperandola nella memoria delle persone che l’hanno vissuta e subita. È la lenta e assidua ricostruzione della memoria che riannoda il senso alla vita, il soldato all’uomo, il dramma individuale al dramma collettivo e che spinge gli esseri umani all’attenzione per l’altro, per la Natura, per gli animali. Questo è il mondo di pace di Mario Rigoni Stern, un mondo dove il senso civico è altissimo, dove emerge un codice etico rigoroso ed onesto, schietto e sincero. Mario lotterà per la salvaguardia della Natura, contro la cementificazione, contro gli abusi ispirando in chi lo conosceva e leggeva i suoi libri il più alto valore dell’ecologia, recuperata oggi, quasi in extremis, dalle scuole con l’inserimento dell’educazione civica, dall’Agenda Europea 2030, dalle associazioni ambientaliste, per fortuna numerose, da una sensibilità, sempre più diffusa, tesa alla salvaguardia del paesaggio, della terra, del Creato. A tal proposito non sembra superfluo ricordare anche

l’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’

dove chiaramente si legge… “non si addice ad abitanti di questo pianeta vivere sempre più sommersi da cemento, asfalto, vetro e metalli, privati del contatto fisico con la natura…in questo modo sembra che ci illudiamo di poter sostituire una bellezza irripetibile non recuperabile con un’altra creata da noi….”.

Mario Rigoni Stern e i suoi libri trasmettono un profondo rispetto per la natura,

per il suo equilibrio, per la sua grazia. Dalle sue opere traspaiono vicende personali, incontri, antichi riti e vecchie tradizioni dell’Altopiano, si narra la guerra. Il suo sguardo a volte è divertito, a volte è malinconico ma il messaggio è quello della speranza e della lotta giusta per una causa giusta.

Mario Rigoni morirà il 16 giugno 2008, lascerà il mondo in quella stagione che lui descriveva così…

“Ogni volta che torna la primavera sento la terra e me ne innamoro”.